Zoe: cresce la sfiducia degli americani verso l’industria della nutrizione
Un numero sempre maggiore di consumatori statunitensi si sente ingannato dalle informazioni riportate sulle confezioni alimentari e dalle dichiarazioni nutrizionali, evidenziando un divario crescente nella fiducia verso il settore del wellness. Questo fenomeno emerge da un’indagine condotta dall’azienda britannica Zoe, specializzata in scienza e nutrizione.
Il sondaggio ha coinvolto 1.016 cittadini americani, analizzando la percezione del sistema alimentare e il livello di fiducia nei confronti delle informazioni nutrizionali. I risultati hanno messo in luce significative lacune educative e un diffuso senso di incertezza.
Quasi due terzi degli intervistati (64%) hanno dichiarato di essersi sentiti fuorviati dalle affermazioni presenti sulle etichette degli alimenti, ma molti ammettono di non sapere come orientarsi autonomamente nel campo della nutrizione.
Questi dati confermano quanto emerso anche da un rapporto pubblicato lo scorso anno dall’azienda di integratori Thorne, che ha rilevato una crescente sfiducia verso le aziende del settore, complicata dalla saturazione del mercato con numerosi prodotti e rimedi proposti accanto a vitamine e minerali tradizionali.
Circa il 70% degli americani ha affermato che cambierebbe le proprie scelte alimentari se avesse indicazioni più chiare su quali cibi favoriscono la salute.
Il sondaggio ha inoltre evidenziato una notevole mancanza di conoscenza riguardo a uno degli aspetti più attuali e rilevanti della nutrizione: la salute intestinale. Nonostante il 2026 sia indicato come l’anno della fibra, quasi la metà degli intervistati (44%) non conosce la quantità giornaliera raccomandata di fibra, e solo il 5% ha individuato correttamente i 30 grammi come obiettivo ideale.
Nonostante il desiderio di migliorare la propria educazione nutrizionale, il 79% degli americani ritiene che una dieta possa migliorare la salute entro sei settimane, ma quasi due terzi (63%) non investono in consulenze con nutrizionisti o dietologi, mentre il 53% non spende nulla per alcuna forma di educazione alimentare.
Fonte originale: athletechnews.com